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Importanza della variazione del tasso di sconto bancario tur ex tus da parte
della banca centrale europea bce e della federal reserve fed americana



I cambiamenti di tendenza registrati nel tasso di sconto, rispecchiano i mutamenti di politica economica tenuta dalla banca centrale europea (prima per l'italia era competente quella italiana ora, con l'avvento della UE, c'è quella europea).
La banca centrale possiede tutti gli strumenti per poter orientare la struttura dei tassi di mercato, specialmente quelli a breve termine.
L'atteggiamento di politica monetaria della banca centrale è improntato ad un ottica di medio termine, e quindi tende a mantenere i tassi invariati almeno per alcuni mesi, allo scopo di creare un clima di continuità e stabilità. Attraverso l'analisi del suo operato è possibile determinare le inversioni di tendenza primarie relative ai tassi d'interesse.
Per questi motivi la variazione del tasso di sconto bancario tur ex tus della banca centrale europea bce e della federal reserve fed cioè i cambiamenti di politica monetaria hanno un forte impatto psicologico sui mercati. Prenderemo in esame la sola Fed in quanto nel periodo di riferimento analizzato la banca centrale europea bce non esisteva ancora e di conseguenza non c'era il Tur ma solo l'ex Tus.


Variazione ed andamento del tasso di sconto negli Usa


 tasso di sconto bancario negli stati uniti
Negli Stati Uniti ogni singolo massimo di mercato toro delle azioni è stato preceduto da una crescita del tasso di sconto ad opera della fed, ad eccezione degli anni della depressione, della guerra, del 1937, 1939 e 1976, ma i tempi di anticipo sono variati;
nel 1973 il massimo di mercato toro fu preceduto solo tre giorni prima dal rialzo del tasso di sconto, mentre il massimo del mercato azionario del 1956 fu preceduto da non meno di cinque rialzi consecutivi del tasso di sconto.
Una regola piuttosto nota tra gli operatori di Wall Street recita:"Three steps and stumble!". Il suo significato è quello di sottolineare come dopo tre rialzi successivi, la politica monetaria si è sicuramente modificata in senso restrittivo;
in queste situazioni le quotazioni azionarie sono generalmente soggette ad un processo di correzione e quindi a dirigersi verso un mercato orso.
Anche il taglio del tasso di sconto è molto importante;
generalmente fino a quando vengono operate riduzioni del tasso di sconto, il trend primario crescente del mercato azionario dovrebbe essere considerato intanto, in quanto anche dopo l'ultimo taglio del tasso, il prezzo delle azioni può far segnare un ulteriore considerevole periodo di crescita.
In realtà la tendenza decrescente del tasso di sconto può essere interrotta da temporanei rialzi, prima di proseguire nuovamente verso il ribasso;
pertanto il minimo ciclico va individuato quando dopo una serie di tagli, il tasso resta invariato per un periodo per lo meno superiore all'anno, o quando il potenziale minimo è seguito da due o più strette monetarie effettuate in due differenti mesi.
È opportuno esaminare alcuni episodi concreti per comprendere come il cambiamento del tasso di sconto bancario possa influenzare pesantemente le aspettative del mercato; presenteremo brevemente ciò che avvenne negli Stati Uniti all'inizio degli anni 80 e all'inizio degli anni 90.


Tra il 1979 e il 1980 la svolta fortemente restrittiva della politica monetaria statunitense è evidente proprio per la serie di aumenti del tasso ufficiale di sconto bancario ad opera della Fed (Federal Reserve) fino al livello del 13% del febbraio 1980.
Dal mese di maggio del 1980 però i tassi vengono ridotti fino al mese di luglio con un tasso di sconto bancario al 10%, per poi risalire e giungere ad un nuovo massimo nel mese di dicembre a quota 13% (si osservi la figura sottostante).

Tasso ufficiale di sconto Usa 1976-1995.

 andamento del tasso di sconto bancario usa
Inizialmente il mercato azionario sembrava aver condiviso pienamente tale politica restrittiva; l'aumento del tasso ufficiale di sconto bancario era stato annunciato infatti a favore del dollaro ed in funzione antinflazionistica.
La borsa aveva sorprendentemente quindi reagito in modo positivo (+4%), in nome di un'acquisita consapevolezza della necessità di interventi di politica monetaria finalizzati a ridurre le aspettative d'inflazione. L'intensità della stretta monetaria e l'indotta elevata volatilità dei tassi d'interesse rende però difficile per il mercato prevedere i movimenti ed, in particolare, i punti di svolta dei tassi.
In effetti il mercato ritiene più volte, erroneamente, di essere ormai in presenza di un punto di massimo; è questa convinzione che genera i rialzi del '79 e la sua smentita che invece provoca i ribassi del 1980.
Il problema che la borsa deve affrontare in quegli anni non è tanto la crescita dei tassi, che è percepita come una sgradevole necessità, bensì l'impossibilità di prevedere quando questa crescita si sarebbe arrestata.
In realtà il massimo dei tassi d'interesse sarà raggiunto solo verso la fine del 1981;
da lì in poi il tasso ufficiale di sconto passa dal 14% all'8,5% di fine 1982.
In questo periodo, pur in presenza quindi di un netto trend discendente dei tassi, il mercato tarda a reagire con consistenti rialzi dei corsi;
questi ultimi si verificano solo a partire dall'agosto 1982, quando il mercato comincia a convincersi ad entrare nell'investimento azionario, seppure ancora con poca fiducia.

Nel 1992 si delinea un quadro di aspettative ben definite di riduzione dei tassi d'interesse, dal momento che nel dicembre 1991 il tasso ufficiale di sconto viene ridotto dal 4,5 al 3,5%. Si dimostra quindi l'intento della banca centrale di utilizzare la politica monetaria a sostegno della ripresa economica; d'altro lato vi è la convinzione del mercato che una riduzione dei tassi a breve possa essere effettivamente efficacie.
Probabilmente questo è il motivo per cui le numerose notizie negative provenienti dal settore reale dell'economia, non deprimono il mercato, ma anzi ne costituiscono motivo di crescita. Ogni dato negativo, infatti, non fa che annunciare nelle attese del mercato ulteriori riduzioni del tasso ufficiale di sconto.
Questa situazione non può più reggere però quando l'ennesima riduzione del tasso di sconto, al 3% nel luglio 1992, rende improbabili ulteriori allentamenti della politica monetaria; si diffondono gradualmente i primi dubbi sull'effettiva efficacia del basso livello dei tassi d'interesse nel costituire un elemento di sostegno della ripresa.
Le notizie negative provenienti dal settore reale cominciano perciò ad avere un impatto negativo sulla borsa.



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