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tassi di interesse
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Le prime verifiche empiriche nella previsione (aspettativa) dei tassi di interesse




Tra le prime analisi empiriche, basate principalmente sul confronto tra tassi a termine e successivi tassi a breve, è interessante il lavoro di Malkiel, volto a confrontare la teoria delle aspettative con quella dei mercati segmentati;
l'obiettivo è quello di raccogliere utile evidenza empirica circa i processi di selezione di portafoglio da parte di investitori istituzionali, per analizzarne la propensione all'abbandono dell'habitat preferito.
Occorre ricordare anche la metodologia di verifica econometrica proposta da Meiselman, che rappresentava un'idea completamente nuova:
un meccanismo di formazione delle aspettative del futuro andamento dei tassi d'interesse a breve termine, noto come meccanismo di correzione dell'errore.
Lo scopo era quello di sottolineare l'importanza di effettuare delle ipotesi circa i meccanismi di formazione delle aspettative degli operatori, per giungere ad un test della validità della teoria.
Questo approccio fu criticato dai contributi successivi, in quanto la validità della teoria poteva essere confutata soltanto a causa di un errore nelle ipotesi circa la formazione delle aspettative;
non era possibile cioè attribuire con sicurezza il rifiuto dell'ipotesi che il tasso a lungo rappresentasse la media dei tassi a breve attesi nel futuro, ad un fallimento vero e proprio della teoria o ad un errore nell'ipotesi di formazione delle aspettative da parte del mercato.
L'errore di previsione è infatti uno solo degli elementi compresi nell'insieme informativo degli agenti, che utilizzano anche molte altre componenti;
l'idea di Meiselman può essere interpretata semplicemente come una proiezione della differenza tra i tassi a termine su un particolare elemento dell'insieme informativo degli operatori.



La metodologia di Meiselman venne però migliorata successivamente ed utilizzata per la verifica empirica da Modigliani e Shiller, che analizzarono innanzitutto le proprietà di una regressione del tasso d'interesse a breve termine sui suoi valori passati e utilizzarono poi la teoria delle aspettative per calcolare quale sarebbe stato il tasso d'interesse a lungo termine se gli operatori avessero usato quella particolare equazione di regressione, per formare le aspettative circa il futuro andamento del tasso a breve termine.
Il tasso a lungo termine così calcolato venne successivamente confrontato con quello effettivo, riscontrando una certa somiglianza e deponendo quindi a favore della teoria delle aspettative.
Le verifiche empiriche più recenti si basano prevalentemente sulla valutazione della capacità previsiva del tasso a termine implicitamente calcolato dalla struttura dei tassi d'interesse, senza alcun modello esplicito circa il meccanismo di formazione delle aspettative, ma sempre ipotizzando aspettative razionali.
In questo modo si afferma, in modo più generico, che gli operatori non compiono errori di previsione che siano sistematicamente correlati con l'informazione disponibile nel momento in cui si effettua la previsione.
Naturalmente non ci si è liberati completamente del problema circa il vero meccanismo di formazione delle aspettative usato dal mercato;
un eventuale rifiuto della teoria delle aspettative circa la formazione dei tassi d'interesse può avvenire ancora anche quando questa sia valida, e quindi si sta procedendo ad una verifica simultanea delle sue ipotesi.
Il margine di rischio dovuto ad un eventualità di questo tipo (cioè rifiuto di una teoria valida a causa di problemi connessi all'ipotesi sul meccanismo di formazione delle aspettative) sembra molto ridotto rispetto al caso in cui il test si basava in modo essenziale su uno specifico modello di formazione delle aspettative.



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